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In caso di annullamento del licenziamento l’Inps può chiedere la restituzione dell’indennità di disoccupazione solo nei soli limiti di quanto percepito dal datore di lavoro

lunedì 8 agosto 2022

BY FILIPPO AIELLO

Tribunale di Roma – Est. dott.ssa Pucci – Sent. 18 gennaio 2022, n. 294. 


Alcune lavoratrici, licenziate nel 2014 e successivamente, dopo un lunghissimo percorso processuale, finalmente reintegrate nel 2019/2020, hanno dovuto resistere, con l’assistenza dell’avv. Filippo Aiello, alla pretesa dell’INPS di ottenere la restituzione del trattamento di disoccupazione erogato loro medio tempore.

In particolare, le lavoratrici avevano fruito della mobilità - ancora per loro possibile ma, se fosse stata NASPI, la questione non sarebbe mutata - e l'INPS, dopo la sentenza di reintegrazione con applicazione della sanzione reintegratoria attenuata, essendo venuto meno lo stato di disoccupazione, ha richiesto loro l'indennità erogata nonostante i lavoratori avessero percepito una copertura della loro disoccupazione per soli dodici mesi ex art. 18, c. 4, SL.

I lavoratori si sono trovati, quindi, in una situazione nella quale, l'aver fatto valere il loro diritto all’annullamento del licenziamento, aveva creato loro un gravissimo danno poiché a fronte di 12 mesi di retribuzioni dovevano all’INPS 48 mesi e più di indennità di disoccupazione.

Il Giudice ha riequilibrato giustamente le posizioni affermando che, sebbene le ricorrenti fossero state effettivamente reintegrate nel rapporto di lavoro, per le caratteristiche della tutela prevista dal comma 4 dell’art. 18 Stat. Lav., detta reintegra non è stata piena, ma attenuata, con una copertura indennitaria corrispondente a 12 mensilità della retribuzione a fronte di uno stato di disoccupazione durato oltre 5 anni. Il Tribunale ha puntualmente rilevato che «E’ chiaro dunque che nel caso di specie le ricorrenti non sono state pienamente reintegrate sotto il profilo retributivo».

In conclusione, il Tribunale ha affermato che, in questa ipotesi, il lavoratore deve restituire i trattamenti percepiti nei soli limiti di quanto poi percepito dal datore di lavoro a seguito della pronuncia giudiziale di reintegra. Giova rilevare che la decisione è confortata anche dalla pronuncia della Corte di Cassazione n. 24950/2021.